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Ats Bergamo e istituti di credito uniti nella lotta al gioco d’azzardo patologico

Ats Bergamo e UBI Banca, Credito Cooperativo Oglio e Serio, Banca Etica, BPER Banca e Unipol hanno sottoscritto in questi giorni un protocollo d’intesa per contrastare il gioco d’azzardo patologico.

Attraverso questo accordo, nato a seguito della Legge Regionale del 21 ottobre 2013, n. 8 “Norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico”, gli istituti di credito si impegnano ad attivare iniziative che favoriscano un confronto tra operatori bancari e operatori del sistema sociosanitario.

I primi risultati di questa alleanza convergono nella riedizione della campagna “Azzardo Bastardo, io gioco contro” che verrà avviata attraverso la distribuzione nella banche di cartoline con il messaggio “Più giochi più diventi povero” e il seminario “Quando il gioco si fa duro tutti devono collaborare: le banche e la rete della prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo” dedicato agli operatori degli istituti di credito e che si è tenuto subito dopo la firma dell’accordo.

Durante l’incontro è emerso quanto siano importanti la collaborazione e l’azione di rete per contrastare il fenomeno della ludopatia, ragion per cui si è ritenuto indispensabile predisporre iniziative in rete per un più efficace contrasto al gioco d’azzardo patologico.

In particolare, secondo la dott.ssa Mara Azzi, Direttore Generale di Ats Bergamo, si è cercata la collaborazione degli istituti di credito perché rappresentano dei punti di contatto capillarmente diffusi tra la popolazione, capaci potenzialmente di intercettare il problema precocemente, evidenziandolo dal punto di vista delle difficoltà economiche della clientela.

Stiamo facendo molto, ma è ancora troppo poco. Da anni stiamo parlando con le scuole, che sono fortemente coinvolte nell’attività di prevenzione. Con gli uffici di piano e i Comuni che sono attivi e ci supportano, così come le associazioni di categoria ed i gestori attraverso lo strumento del codice etico” ha aggiunto.

Le fa eco il Prefetto di Bergamo Elisabetta Margiacchi, la quale, ha illustrato le strategie che possono consentire di scoraggiare la pratica del gioco d’azzardo che puntano in particolare a favorire il controllo del tempo attraverso l’illuminazione della luce naturale degli ambienti e l’installazione di orologi.

La Dott.ssa Elvira Beato, responsabile Osservatorio per la programmazione/Osservatorio Dipendenze, ATS di Bergamo, durante il seminario, ha snocciolato i dati riferiti al consumo di gioco d’azzardo, soffermandosi su quelli riguardanti il bergamasco: “fasce importanti di popolazione sono interessate dal consumo di gioco d’azzardo, hanno giocato nell’ultimo anno il 42,8% della popolazione italiana 15-64 anni (17 milioni) e il 45% di quella 15-34 anni (dato IPSAD 2017-2018), nella provincia di Bergamo il 33% degli studenti 15-19 anni, pari a 15.000 circa, (dato ESPAD 2016) e il 49,2% dei bergamaschi over 65 anni”, (Studio Osservatorio Dipendenze Ats di Bergamo e IFC/CNR di Pisa 2014).

Per quanto riguarda i giocatori con profilo problematico, in tutte le fasce di popolazione considerate, a rischio moderato/severo il 8,3% gli italiani di età compresa tra i 15 ed i 64 anni; per quanto riguarda i bergamaschi, il 5% degli studenti tra i 15-19 anni risulta avere un profilo di giocatore a rischio/problematico, percentuale che sale al 9% degli over 65enni nella provincia.

L’indagine IPAD 2017 ha rivelato inoltre che sulla popolazione generale Il 40,1% dei giocatori d’azzardo 15 – 64 anni ha dichiarato di essere andato “in rosso”, percentuale che raggiunge il 47,8% tra i 35 – 64enni, ma tra i giocatori risultati a rischio moderato/severo sale al 62,3%. Sono il 18,3% dei giocatori a rischio moderato/severo di gioco d’azzardo problematico coloro che hanno chiesto contributi economici per basso reddito.

Nella provincia di Bergamo i soldi pro-capitespesi nel gioco d’azzardo (escluso l’on line) ammontano a 1.819 euro, superiore alla media lombarda e nazionale (dati AAMS 2017). Sono le famiglie con redditi più bassi a spendere una percentuale tendenzialmente più alta del loro reddito rispetto alle famiglie più ricche.

“I dati confermano l’alto rischio di indebitamento e di ricorso all’usura”, ha concluso Beato.

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