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Cosa significa dipendere dal gioco d’azzardo? Qualche precisazione

Si definisce ‘addiction’ quella dipendenza non legata all’uso di una sostanza. Un ludopatico dunque è vittima di questa ‘addiction’, trattandosi di un consumatore, in misura eccessiva, di gioco d’azzardo. Un giocatore d’azzardo tale viene considerato se ha giocato almeno una volta nella sua vita o nel corso di un determinato anno oggetto di studi. Il gioco, come è noto agli addetti ai lavori, si basa su una serie di fattori ma la regola numero uno è che si vince per caso. E si sfocia nella problematicità nel momento in cui l’individuo supera la linea sottile tra realtà e fantasia e permette che sia il gioco ad invadere il suo quotidiano, distraendosi dalle sue solite attività come il lavoro o il tempo libero.

Potrebbero essere così riassunte le parole di Adele Minutillo, ricercatrice presso l’Istituto Superiore della Sanità, durante la Tavola rotonda tenutasi all’Università di Salerno, organizzata dall’Osservatorio Internazionale sul Gioco, dove sono peraltro state chiarite le dipendenze cosiddette da Gap. Il profilo dei giocatori ritenuti a rischio è quanto mai chiaro: sono tutti coloro i quali hanno un’età media compresa tra i 14 e i 25 anni ma che, ed è una aggravante, non studiano né lavorano. Hanno una vita sociale, ed ambienti sociali, stretti e limitati, sono chiusi ed introversi, dormendo di giorno per passare la notte svegli ed evitare così i contatti con tutto ciò che non sia rete, e quindi col mondo esterno. La Rete ed i social diventato il loro mondo, fatto di profili fittizi, nomi, nomignoli, account fake: l’unico contatto reale col mondo che hanno abbandonato e che si sono lasciati alle spalle. Sono questi quelli che in Giappone vengono definiti hikikomori, coloro che stanno in disparte. E nello stesso Giappone il loro numero ha raggiunto la triste cifra di un milione. Ma considerarlo un fenomeno limitato al solo Sol Levante sarebbe sbagliato. E fuorviante.

Per parlare di giochi e del mondo a essi legato occorre anche una terminologia giusta. L’Accademia della Crusca, il gran tesoriere della lingua italiana, non considera ludopatia se non come un parola tradotta dal’inglese gambling, che ha una accezione diversa. In Italia si tende a parlare di disturbi legati al gioco d’azzardo solo davanti a casi patologicamente diagnosticati. In altri casi si bolla il tutto con il problematico o a rischio sociale. Ma per stabilirlo esistono dei parametri che offrono una misura chiara e coerente del “tasso” di problematicità o che evidenziano il rischio comportamentale, come spiegato dalla nostra redazione in uno speciale dedicato alla Ludopatia. In Italia, oggi, secondo le ultime ricerche del CNR, esistono circa 900mila giocatori considerati a rischio, ma non già patologicamente ‘malate’, per usare un termine caro alla medicina. Di queste persone, solo 200mila sono state giudicate problematiche.

E che misure preventive esistono? Il distanziometro funziona per davvero? Secondo la dottoressa Minutillo i modelli di riferimento, statunitensi ed australiani, sono distanti e lontani dalla cultura italiana e l’ISS, in questo caso, sta svolgendo una ricerca per elaborare dati certi in questo caso. Il distanziometro però è stato molto utilizzato dalle varie regioni italiane per specifiche attività a tutela della salute, a norma dell’articolo 117 della Costituzione. Ma non esiste una giusta misura e dunque si è abusati di uno strumento per l’ennesima discriminazione al gioco. Oggi, in alcuni casi, essendo gestito da enti locali, il distanziometro può vedere usi che sono ben lontani dai reali propositi e dalla logica. Oltretutto lo stesso distanziometro lascia un buco, contribuisce a creare una zona franca in cui prolifera l’illegale. Chi vuole giocare, si allontana per farlo in altre sedi. Il tutto sempre più in contraddizione, se si pensa che il gioco online annulla le categorie di spazio e tempo. Ogni studio in questo senso, finora, non ha prodotto che vaghi risultati, peraltro senza nemmeno dare concretezza dei reali benefici apportati su chi vive la problematicità dell’azzardo.

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