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Due stati tedeschi non aderiscono al trattato di regolamentazione del gioco online

Due stati tedeschi si sono rifiutati di approvare un trattato inter-istituzionale (German State Treaty) volto a regolamentare il mercato del gioco online del paese. Il parlamento dello stato federale di Schleswig Holstein ha manifestato la sua intenzione di non aderire al trattato che propone l’introduzione di una nuova legge contenente la concessione di licenze dei casinò online.

La scorsa settimana il ministro delle finanze della Sassonia-Anhalt, André Schröder, ha invitato i 16 stati tedeschi ad approvare e rendere operativo il trattato prima del 1 ° gennaio 2018, ma lo stato tedesco più settentrionale del paese, Schleswig-Holstein, ha dichiarato di non essere d’accordo con gli emendamenti in esso contenuti.

Anche la Renania-Vestfalia ha annunciato di essere contraria alla legge in questione, che nello Stato di Hessen, avrebbe dato avvio alla regolamentazione delle scommesse sportive.

Presentato dai legislatori nel 2012, il trattato è stato inizialmente progettato per elaborare normative riferite alle attività di gioco nel paese e consentire così agli operatori di scommesse sportive online di richiedere licenze e operare su un mercato regolamentato.

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha bocciato il trattato in quanto contenente norme in contrasto con la legislazione dell’UE: lo scorso marzo sono stati così introdotti alcuni emendamenti attraverso i quali il limite massimo delle licenze è passato da 20 a 40, nel tentativo di venire incontro ai principi stabiliti dall’UE.

Schleswig-Holstein ha manifestato l’intenzione di introdurre proprie leggi di regolamentazione del gioco d’azzardo, da estendere anche ai vari segmenti del gambling online.

Ha inoltre aggiunto che le scommesse sportive online non dovrebbero essere l’unica opzione di gioco da regolamentare in Germania, richiedendo la legalizzazione e regolamentazione anche dei casinò online e del poker.

Questa situazione, non renderà certo possibile l’entrata in vigore del trattato prevista per l’inizio del prossimo anno, a meno che, prima del 31 dicembre, tutti i 16 Stati si decidano ad approvarlo con tutti gli emendamenti proposti.

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