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Il falso “sense of control” dei dipendenti dal gioco d’azzardo

L’illusione del controllo è un termine coniato in psicologia per descrivere la tendenza a credere che possiamo influenzare alcuni eventi in realtà incontrollabili. In sostanza ci si riferisce alla “credenza di avere la capacità di influenzare esiti che sono determinati in buona parte dal caso”. (Adam Galinsky, Northwestern University).

Si tratta di un fenomeno comune e accade più spesso di quanto possiamo immaginare. Senza andare oltre, per fare un semplice esempio, quando sosteniamo con euforia la nostra squadra di calcio del cuore, crediamo che i nostri incoraggiamenti la aiuteranno a vincere.

I giocatori patologici sono particolarmente vulnerabili a questo tipo di correlazione illusoria, e tendono a sovrastimare la relazione tra il loro comportamento e il risultato atteso, specialmente durante il gioco.

Uno studio, condotto congiuntamente dai ricercatori della National Distance Education University (UNED) e dall’Università di Deusto in Spagna, ha cercato di chiarire se questo gruppo manifesta questo comportamento anche in altre situazioni esterne al gioco.  Lo studio ha coinvolto un centinaio di partecipanti reclutati attraverso un sito web, la metà dei quali giocatori patologici in via di riabilitazione.

I ricercatori hanno messo a punto una situazione immaginaria in cui ai partecipanti spettava la decisione di somministrare o meno un farmaco la cui efficacia era ancora in fase di sperimentazione. Il farmaco in questione, il Batatrim, avrebbe contribuito a migliorare le sensazioni di dolore causate dalla sindrome di Lindsay.

Ogni partecipante doveva risolvere cento casi distinti di pazienti affetti dalla supposta malattia. Alla fine dell’esperimento è stato chiesto loro in che misura hanno ritenuto che il farmaco si è rivelato efficace per il trattamento.

Mentre nel gioco d’azzardo le possibilità di controllare il risultato sono davvero basse, in altre situazioni in cui i risultati positivi sono più frequenti, l’illusione del controllo si manifesta con più facilità. Pertanto, con l’intenzione di porre i  giocatori in un contesto diverso, e in secondo luogo, per promuovere lo sviluppo della illusione di controllo, l’esperimento è stato progettato in modo che le probabilità dei risultati favorevoli durante la prova fossero alti.

Tuttavia, contrariamente a quanto credevano i partecipanti, non vi era alcuna relazione tra la somministrazione del farmaco e il recupero del paziente, perché i risultati erano casuali. Cioè, nella maggior parte dei casi il paziente guariva indipendentemente dalla decisione presa dai partecipanti.

I risultati dei test hanno dimostrato che l’illusione di controllo si manifesta nelle persone dedite al gioco in maniera più significativa rispetto alle altre.

Tutto ciò non solo mette in evidenza la vulnerabilità delle persone dedite al gioco in situazioni fino ad ora sconosciute, ma solleva questioni interessanti, interrogandosi come e fino a che punto è l’illusione di controllo che porta le persone a giocare o se, al contrario, è il gioco che incoraggia questo comportamento.

Lo scopo di questo tipo di studi è quello di comprendere meglio questo fenomeno, con l’intento di migliorare il trattamento di chi ne è affetto. D’ altra parte, l’uso di strumenti di apprendimento associativo, come la prova messa a punto per questo esperimento, si rivela efficace per rilevare e misurare l’illusione di controllo in maniera meno condizionata rispetto a prima.

Le misure utilizzate nella psicologia dell’apprendimento, e in generale in psicologia sperimentale, diminuiscono la possibilità del verificarsi di certi pregiudizi o errori metodologici che si concentrano sulle opinioni professate o sulle credenze dei partecipanti circa il proprio comportamento“, ha affermato la  Dr.ssa Cristina Orgaz ( UNED ), coautrice di questo studio.

La metodologia utilizzata in psicologia sperimentale è estrapolabile, e anche più affidabile rispetto ad altre misure, ad altre discipline come la psicologia clinica, in questo caso“, continua la ricercatrice. Per questo motivo,  gli autori incoraggiano terapeuti e ricercatori a considerare tali strumenti nell’implementare nuove strategie volte a ridurre queste tendenze nei giocatori problematici.

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