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La nuova ricerca Eurispes che fotografa il gioco d’azzardo in Italia

La nuova ricerca Eurispes, “Gioco Pubblico e dipendenze nel Lazio”, realizzata in sinergia grazie ai dati dell’Osservatorio sui Giochi, Legalità e Patologie, ha dimostrato che nel Lazio, terza regione in Italia per spesa, si gioca meno su VLT e New Slot ma di più online. Ma non solo: nella ricerca sono stati illustrati, anzitutto, le evoluzioni dei consumi per le diverse tipologie di gioco sul territorio regionale di Roma e, nel caso della Capitale, è stato fornito anche un elaborato quadro di dati che inquadrano, nello specifico, il distanziometro e la sua efficacia.

Sul territorio romano, dalla mappatura, è emerso che ci sono 326 scuole d’infanzia comunali; 225 scuole d’infanzia statali, 367 scuole primarie statali, 153 scuole primarie non statali, 188 scuole statali di primo grado, 75 scuole non statali di primo grado, 152 scuole statali di secondo grado, 141 scuole non statali di secondo grado, 45 istituti superiore, 133 centri di aggregazione, 2.983 impianti di strutture sportive, 100 ospedali, 152 centri anziani: i luoghi sensibili sono, così, 5.41. Da ognuno di questi luoghi è stato calcolato un raggio di 500 metri e debitamente esclusa le aree incompatibili con le strutture urbane. Le aree di insedibialità, inoltre, su tutto il territorio della Capitale, sono ridotte allo 0,7%. Il 99% restante del territorio, distanziometro o no, presenta tutta la regolarità del caso. Ma il distanziometro è realmente strumento efficace?

Stando alle stime dell’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia giocano circa 18 milioni e mezzo di persone, ovverosia il 36,4% della popolazione, divisa tra un 43,7% maschile ed un 29,8% femminile. I giocatori sociali, ovvero sporadici consumatori dei prodotti a fini di intrattenimento, sono il 26,5% del totale, divisi in un 30,2% di sesso maschile ed un 23,1% di sesso femminile. I giocatori a basso rischio sono circa due milioni, il 4,1% del totale, a rischio moderato invece un milione e quattrocentomila (2,8%) e i giocatori problematici, compresi in una fascia d’età tra i 50 ed i 64 anni, sono il “solo” 3% del totale. Ma con problematici non si intende, ovviamente, patologici: si è in patologia solo dopo una diagnosi medica. Ed i presi in carico, ovvero quelli regolarmente in cura da dipendenza, sono circa 13.000, assistiti dalle ASL. Ora è chiaro precisare un gap che emerge ed è evidente, quello tra giocatori problematici e giocatori patologici che, ribadiamo, sono tredicimila. I parametri che l’ISS ha preso in considerazione riguardano la “vicinanza” o la “lontananza” dei punti di gioco dall’abitazione, dal lavoro e via dicendo, comprendendo anche la riservatezza che questi prevedono. Ed ha dimostrato, implicitamente, l’inefficacia del distanziometro: i giocatori problematici, infatti, nel 10% dei casi, quindi a totale maggioranza, giocano lontani da casa. I giocatori fortemente problematici preferirebbero privacy e lontananza dai luoghi dove si vive quotidianamente e si è maggiormente conosciuti.

Conclusione: il giocatore problematico si dedica alle sue attività di gioco in luoghi riservati e lontani da casa e dunque si potrebbe perciò asserire che il “distanziometro” non distoglie, abbassa, cancella o mitiga la pulsione al gioco dei giocatori problematici o patologici. Semmai la “sposta”.

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