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Ludopatia, l’esempio virtuoso di Brescia

I passi avanti fatti nella battaglia alla ludopatia non bastano. A Brescia, ad esempio, l’assistenza per chi è affetto da azzardopatia è gratuita ma non si riesce a incrementare i numeri di chi si cura. Ai diversi servizi disponibili sul territorio bresciano, tra centri delle Asst e dei Servizi multidisciplinari integrati (Smi), si contano 500 persone. “Sono il 10% di quelli che dovrebbero accedere – ha spiegato Mario Franzini, responsabile ambulatorio Gap Asst Spedali Civili Brescia – Il pregiudizio e la vergogna di curarsi possono spiegare in parte il motivo di un accesso così basso. Dall’altro lato, c’è tutta la parte del gioco on line, più nelle corde dei giovani, che non vengono da noi”.

Il 3% dei bresciani è a rischio azzardopatia, numeri in linea con i dati nazionali visto che si parla di 30mila persone che avrebbero rischiato di incorrere nel corso della vita nel baratro della dipendenza da gioco. “Purtroppo lo si considera ancora un vizio Invece è una patologia cronica, come tutte le altre dipendenze. Ciò vuol dire che l’accesso è gratuito, mentre prima si dovevano pagare ticket o usare i voucher”. Così ha parlato Annamaria Martinelli, responsabile Servizio dipendenze Rovato/Orzinuovi Asst Franciacorta, che si è soffermata anche sui numeri delle persone in cura: “C’è ancora la convinzione che si possa smettere quando si vuole Purtroppo gli effetti sono gravi per tutta la famiglia, senza contare che i figli dei giocatori sono più a rischio di cadere anche loro nel gioco patologico”.

In Franciacorta stanno cercando di cambiare il modo di comunicare i servizi per questo tipo di dipendenza, rendendoli meno stigmatizzanti e insistendo molto sul lavoro di squadra: a Brescia infatti è stato attivato, da maggio, un progetto, finanziato con 86mila euro dalla Regione, che ha per capofila il Comune e coinvolge le tre Asst Brescia, Garda e Franciacorta gli Smi Mago di Oz e Acrobati, nonché tutti i Comuni della provincia. Le azioni saranno rivolte alla formazione, alla sensibilizzazione, all’informazione e all’omogeneizzazione dei regolamenti. Il corso è diretto a operatori sociali, assistenti domiciliari, agenti di polizia locale, in quanto possono più facilmente intercettare persone a rischio o che già presentano patologia cronica senza esserne consapevoli.

«Come Servizi sociali – spiega l’assessore Marco Fenaroli – vediamo che molte famiglie sono in sofferenza per questo problema. Per questo stiamo lavorando insieme, cercando di formare le persone a cogliere il problema anche dove non è immediatamente visibile”. Il progetto si concluderà a fine gennaio, ma già si sta lavorando per l’edizione 2020, sempre con finanziamenti regionali. Dalla rete potranno arrivare anche numeri più dettagliati sulla dipendenza da gioco d’azzardo utili al Comune di Brescia a riproporre l’ordinanza che vieta l’accensione delle slot machine e videopoker in alcun i orari più a rischio.

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