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Ludopatia, in futuro un paio d’occhiali “intelligenti” per il contrasto al gioco patologico

La ludopatia, in Italia, continua ad essere al centro del dibattito. Ed ovviamente, in Italia, come nel mondo, si è cominciato a prendere le contromisure per il contrasto a quello che viene solitamente definito gioco d’azzardo patologico, non una vera e propria malattia mentale ma più che altro il prodotto di una interazione di fattori eterogenei e biologici, su cui influiscono anche ambienti e abitudini.

In futuro però il rischio dipendenza potrà ancor di più essere prevenuto: basterà inforcare un paio d’occhiali, quando si dice leggersi dentro, e capire se si è a rischio o meno di patologia. L’Ulss 6 Euganea, l’azienda ospedaliera nata a inizio 2017 a seguito del riordino degli ambiti territoriali delle Ulss Venete, in collaborazione con le Università di Padova e la Cattolica di Milano, con i rispettivi Dipartimenti di Psicologia, è al lavoro per realizzare un modello per lo screening precoce delle vulnerabilità neurobiologiche per il disturbo da gioco d’azzardo patologico tramite l’impiego della realtà virtuale, tanto cara ai giocatori ed ora utile anche per il progresso medico.

Le equipe infatti sono al lavoro sulla lavorazione di un modello di occhiali che, indossati da un individuo, tramite particolari sensori possono individuare il tasso di rischio ludopatia, ovvero la predisposizione del giocatore a diventare o meno un giocatore patologico. Siamo in una fase di sperimentazione, ovviamente, che dovrebbe trovare conclusione dopo l’ormai vicina estate. Per la fase di produzione, invece, ci vorrà circa un anno. Il progetto fa parte di “Cambio Gioco”, l’iniziativa voluta contro le ludopatie dalla stessa Ulss 6 Euganea. L’investimento è costato alla Regione Veneto circa 694.000 euro. Si tratta di una misura ultra tecnologica per il contrasto al gioco d’azzardo: stando alle stime, circa lo 0,8% della popolazione veneta presenta disturbi da gioco d’azzardo patologico. L’Ulss ne conta, finora, circa 11.750 ma di questi, il 10%, quindi la netta maggioranza, chiede aiuto a specialisti. Negli ambulatori dell’Ulss 6 i giocatori patologici attualmente in cura sono circa 300.

Un progetto a dir poco rivoluzionario, che ha trovato in Domenico Scibetta, direttore generale dell’ULSS 6 Euganea, un grande promotore. Lo stesso Scibetta ha commentato il lavoro attualmente in atto: “La sempre maggiore diffusione del gioco d’azzardo fa capire l’importanza delle azioni di contrasto, degli interventi di prevenzione e informazione, rivolti non solo alla popolazione in generale ma anche e soprattutto alle altre parti a vario titolo interessate, per agevolare l’accesso dei giocatori patologici ai nostri servizi. La conoscenza è il primo passo per adottare stili di vita sani e il nostro progetto va in questa direzione”

Il progetto, chiaramente, prevede la nascita di un tavolo di coordinamento provinciale con i principali portatori di interesse per le attività d’azzardo: associazioni, enti locali, rappresentati di categorie ed istituzioni, tutte unite per la sensibilizzazione e il coinvolgimento dei principali attori della filiera del gioco pubblico. Ampio spazio verrà poi concesso alla formazione tramite corsi specifici rivolti a medici e assistenti sociali che lavorano nei territori e nei comuni dell’ULSS 6. Spazio anche agli operatori di Polizia Locale, che coadiuveranno tutte le parti interessate in un grande processo aperto a tutta la cittadinanza, ma anche agli studenti, agli insegnati, ai genitori, per la sensibilizzazione e l’informazione su rischi seri e concreti.

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