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Sei mesi di Decreto Dignità, tra critiche e lotta contro il GAP

Il Decreto Dignità ha meno di sei mesi di vita, ma ha creato più discussioni che basteranno, sicuramente, per i prossimi anni. Discussioni peraltro sbandierate dalle opposizioni, senza differenza tra destra e sinistra o centro: conta poco, quando c’è un fronte di opposizione così vasto.

Anche Leu, con la deputata Michela Rostan che, con sincerità, ha definito blande, insufficienti, contraddittorie tutte le misure previste nel ddl voluto dal governo giallo-verde.

In prima linea, nella lotta al gioco patologico e al disturbo da gioco d’azzardo, Leu, che da oggi non esiste più in quanto partito, ha avviato una feroce battaglia, soprattutto nella Camera dei Deputati. La Rostan ha presentato diversi emendamenti all’articolo 9, il più discusso e contestato dagli operatori: è quello che ha, tra le altre misure, sancito il divieto totale di pubblicità del gioco d’azzardo, di sponsorizzazione, promosso ed innalzato il prelievo erariale unico per slot e Vlt, introducendo la tessera del giocatore, assieme al logo no slot, preannunciando così una riforma complessiva del settore, da presentare entro e non oltre sei mesi.

Si tratta, come si può notare, di una rivoluzione i cui effetti devono essere ancora ben compresi e pesati: per questo motivo la legge preserva, fino al luglio del 2019, i contratti pubblicitari stilati e firmati prima dell’approvazione del Decreto, ma il decreto di sponsorizzazione, di qualsivoglia natura, si applicherà dal 1 gennaio 2019. Critiche forti e feroci da parte della deputata Leu, che è solo una voce in un coro ben più ampio.

Il partito di Grasso e Boldrini parla di insufficienza e contraddizione del Decreto Dignità. Nel disegno di legge presentato in Parlamento si è proposto un testo che mescola tra di loro temi anche assai diversi, non omogenei. Il tutto circondato dal più alto ostruzionismo in termini di dialogo e apertura alla ricerca di correzioni eventuali da apportare. Il divieto di pubblicità protegge il giocatore? Secondo Rostan no, anzi è un palliativo, sebbene sia il più residuale dei problemi. L’accusa principale mossa da Leu per mezzo di Rostan è che il gioco d’azzardo patologico richiederebbe misure decisamente più drastiche. E la più grande contraddizione, poi, è il finanziamento che lo stato guadagna dal momento che va a percuotere slot e  Vlt. Come a dire che l’azzardo fa male, va combattuto ma dall’altro se porta qualcosa in termini economici non è poi così male per il Governo.

Leu, come opposizione, aveva proposto una serie di emendamenti sul testo, qualche proposta di correzione: il divieto di installazione di bancomat nel giro di cento metri  dalle sale slot, per non offrire al giocatore cosiddetto patologico la possibile accessibilità facile al denaro. Campagne di comunicazione progresso, quelle stesse campagne bloccate in toto dal governo. Il trattamento del problema nelle scuole, nelle parrocchie, nelle case di cura. Tutti emendamenti bocciati e bloccati. L’Italia, la più grande sala da gioco in Europa, è al quarto posto nella classifica dei paesi, come a dire, “da gioco” ma è ugualmente nella classifica delle perdite, in ottava posizione. Ma, ugualmente, nessuno Stato al mondo incassa quanto l’Italia dal gioco: parliamo di quasi dieci miliardi di euro in entrate fiscali. Tagliare di colpo dieci miliardi è quanto mai difficile, ma è quella, anche secondo Leu, la direzione da seguire: eliminare l’azzardo, creare risorse per il finanziamento. E per combattere drasticamente l’azzardo esiste una sola soluzione: informare le persone, tutelarle, educarle: scoraggiare l’uso del gioco d’azzardo.

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